Condivisione e Solitudine

Una riflessione che non lascia poche idee contrapposte, idee tra l’altro che nel corso del tempo ho abbracciato e difeso, seppure poi mutato radicalmente, certamente a fronte di esperienze, ma soprattutto a fronte di una profonda valutazione introspettiva.

Nasce tutto dall’audio di seguito, inviatomi qualche giorno fa da una delle persone per me importanti Dario C.

Bisogna innanzitutto definire due differenti tipologie di solitudine : un  fisica o sociale, e l’altra  interiore, emotiva e sentimentale.

La solitudine sociale, considerata come una solitudine subita, ovvero quella che ti trovi a sperimentare quando pur desiderando un contatto umano, per vari motivi non ci riesci.  A volte pensi di essere tu  a scegliere liberamente di stare da solo, in realtà, se ascolti attentamente le tue sensazioni, capirai se si tratta davvero di una libera scelta, oppure di un ripiego per sfuggire alla paura. Sarà capitato, di trovarti in compagnia e all’improvviso come se ti destassi da un sogno, sentirti l’unico reale fra i fantasmi presenti, oppure che nel mezzo di una discussione, più o meno stimolante, sentire che dietro tutte quelle parole in realtà non ci si riesce a comprendere, o ancora mentre ti trovavi abbracciato a qualcuno avvertire con assoluta certezza che dentro la sua mente stavano passando pensieri di cui non sapevi nulla, sentendoti solo. Ecco che questo tipo di isolamento è disarmante, reale, in cui c’è disperazione, inquietudine, angoscia e paura, è una solitudine subita(non imposta), perché c’è un’assenza di risposta interiore, uno stato d’animo legato alla mancanza di una particolare relazione affettiva o di relazioni sociali significative, e in generale di stimoli che nutrano il nostro cervello, ma ancora di più le nostre emozioni, la nostra anima.

l’essere solo con se stesso, la ricerca intenzionale dell’isolamento interiore, è quella forma di solitudine che apporta, al contrario della solitudine subita, sollievo e leggerezza. E’ vero, può trascinare con se momenti di malinconia, di nostalgia, cosi come di gioia e meraviglia, ma comunque sia, è uno spazio tutto per te. Un vuoto distaccato dai contatti fisici, che predispone alla creazione, all’espressione della tua soggettività in varie forme, è un raccoglimento con la tua intimità più nascosta, dove scoprirai quei tratti somatici del tuo “IO”, che non potrai mai scorgere se disturbato dalla presenza di terzi. Quindi dovresti percepire lo stare solo con te stesso come la forma più dolce e di piacevole di compagnia. In questa condizione la capacità di critica e l’ispirazione, prendono forma, le emozioni, i sentimenti vissuti, la parte fragile e vulnerabile, cosi come la timida natura di te, affiorano al cospetto di un paesaggio, durante una passeggiata sulla spiaggia, mentre sei in poltrona, o sotto la doccia, senza temere di essere scoperti nella vera natura che ancora tu stesso non hai scoperto. Solo dopo aver imparato a conoscere te con te stesso, sentirai il bisogno di volere condividere ciò che hai messo a nudo, e non sarà più un dovere condividere. Comincerà a maturare il desiderio e la piacevolezza di avere la persona giusta al tuo fianco, per guardare un tramonto, per raccontare dei tuoi pensieri, per esternare un sentimento, insomma per emozionarla  insieme a te, non ti basterà più stare solo con te stesso, l’impeto della condivisione e del confronto, sarà  più forte adesso che sai raccontare della tua interiorità, e non prima che inconsciamente la continua e incontrollabile paura di perdere il contatto profondo con te stesso di allontanava da un contatto spensierato.

Ho vissuto in prima persona questa continua ricerca di solitudine interiore, e talvolta mi rapportavo al mondo circostante, alle persone, alle relazioni,  in maniera ambigua, un dualismo con una parte di me di cui non sapevo abbastanza, e spesso pur essendo profondamente sicuro di tenere a quella persona più di ogni altra cosa, di non trovare il giusto canale di comunicazione, perché in realtà mancava con la mia interiorità. Ma oggi mi sento di dire che la magia più bella che tu possa vivere è quella di condividere dalle cose più semplici alle più sensazionali, con chi avrà la capacità di osservare e sentire silenziosamente ogni momento di vita con te, perché sarà un pezzo di vita che vi legherà indissolubilmente, e che ogni volta si rinnoverà semplicemente stando vicini.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. silvia

    Interessante spunto di riflessione!!

  2. Dario

    Grazie per esser stato come sempre molto esaustivo nella tua risposta.Mi trovi perfettamente d’accordo con la tua riflessione e con la suddivisione della condizione di solitudine,per ció che concerne la condivisione,come tu per larghe righe hai menzionato,solo avendo conosciuto e Amato veramente se stessi la si puó realmente eprimere e “travasare” con qualcun altro che abbia la nostra stessa concezione dell’Amore.

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